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Pizza in teglia fatta in casa: quale farina usare per ottenere la giusta morbidezza?

📅 24 Agosto 2026✍️ di Rosa Valletti⏱️ 5 min di lettura

La pizza in teglia che resta soffice per ore non è un colpo di fortuna: è la scelta della farina che fa la differenza, insieme a pochi gesti precisi. Nata tra le colline piemontesi, ho impastato tra tavoli affollati e forni di casa, e so quanto conti arrivare a una mollica morbida senza rinunciare al fondo croccante. Qui ti porto sul banco di lavoro: niente teoria fine a se stessa, solo passaggi che uso ogni settimana.

Forza e proteine: come leggerle davvero

Per la teglia di casa serve una farina capace di assorbire molta acqua e reggere maturazioni medio-lunghe. Tradotto: cerca un valore W tra 260 e 320. Con W sotto 240 rischi un impasto che crolla; oltre 330 ti ritrovi una massa tenace, difficile da stendere.

Il contenuto proteico è l’altro faro: 12,5–14% è la zona sicura per una pizza in teglia ben idratata. Le proteine, lavorate con acqua e pieghe, costruiscono il reticolo di Glutine che intrappola i gas di lievitazione e dona morbidezza.

La “00” non è il nemico, ma per la teglia preferisco una “0” forte o una “tipo 1” ben strutturata: assorbono di più, sviluppano sapore e restano soffici senza impastare troppo. La Manitoba? Ottima da miscelare, raramente da sola: rischia elasticità eccessiva.

Se punti a 24–48 ore in frigo, privilegia W 280–320. Per impasti più rapidi (8–12 ore totali), scendi a W 250–270 per non ritrovarti una gomma da masticare.

Miscele che funzionano sul serio

Mi è capitato di recente, una cena con i vicini e due teglie in parallelo: la prima con sola “0” forte, la seconda con un 30% di “tipo 1”. La seconda è sparita per prima. La mollica era più profumata e soffice il giorno dopo.

Ecco quattro combinazioni collaudate per 1 kg di farina totale:

  • 70% farina “0” W 280–300 + 30% “tipo 1” W 260. Idratazione 75–78%.
  • 60% “0” W 300 + 40% “00” W 230. Idratazione 72–75% per chi vuole impasto più docile.
  • 80% “0” W 300 + 20% integrale fine. Idratazione 78–80%, spinta di sapore senza appesantire.
  • 50% “tipo 1” W 260 + 50% Manitoba W 360. Idratazione 76–78%, mollica alta con buona reggia in cottura.

Un lettore mi ha chiesto: “Posso fare 100% integrale?” Sì, ma scendi con l’idratazione apparente (70–72%) e accetta una mollica più fitta. Io consiglio di restare sotto il 30% di integrale in teglia se cerchi vera morbidezza.

Idratazione e impasto: i passaggi chiave

Le percentuali contano, ma contano anche i tempi. Per 1 kg di farina, una base concreta è: acqua 750–800 g (a seconda del mix), sale 22 g, olio extravergine 20–25 g, lievito di birra fresco 2–3 g (oppure secco 0,6–1 g). Se vuoi 36–48 ore in frigo, riduci il lievito a 1–1,5 g fresco.

Autolisi breve: mescola farina e 55–60% dell’acqua, riposa 20–30 minuti. Poi inserisci lievito sciolto in poca acqua, quindi sale e, solo alla fine, l’olio. L’impasto si stringe e prende struttura senza stressare le proteine.

Lavorazione dolce: 2–3 pieghe in ciotola ogni 15 minuti. Se la temperatura ambiente supera i 24 °C, usa acqua più fredda (6–8 °C) per tenere l’impasto sotto i 23–24 °C: la morbidezza nasce anche dal controllo termico.

Con impasti idratati non serve strafare con l’impastatrice: quando l’impasto è liscio e ancora leggermente lucido, fermati. Una sovralavorazione riscalda e spezza la rete glutinica.

Maturazione, stesura e cottura: dove si gioca la partita

Appena formato l’impasto, fai un riposo a temperatura ambiente di 30–45 minuti. Poi passa in frigorifero a 4 °C per 18–24 ore (fino a 48 se vuoi profumo e digeribilità maggiori). La maturazione ammorbidisce il morso e regala quella sofficità che cerchi.

Il giorno della cottura, lascia a temperatura ambiente 60–90 minuti, poi porziona e fai un pre-appretto di 20 minuti. Stendi in teglia ben unta, con mani umide e pressioni dal centro verso i bordi. Se l’impasto si ritrae, riposa 10 minuti e riprendi.

Teglia e forno: l’alluminio anodizzato o il ferro blu conducono bene. Preriscalda al massimo (240–250 °C statico) con la teglia vuota già in forno, se la stesura la fai su carta o su banco e poi trasferisci. In alternativa, stendi direttamente in teglia fredda ben unta e appoggiala sul ripiano più basso per sfruttare il calore in salita.

Per un fondo croccante e mollica morbida, cuoci 7–9 minuti sul ripiano basso, poi sposta a metà-alta per altri 6–8 minuti. La Reazione di Maillard farà il resto: colore nocciola, profumo di pane e zuccheri caramellati. Se usi condimenti acquosi (mozzarella fresca o pomodoro ricco di siero), cuoci il solo disco con pomodoro 5–7 minuti, poi aggiungi il resto e termina.

Olio a filo sul bordo a metà cottura aiuta la frittura leggera della cornice. Per tenere la mollica soffice, evita di forare troppo: al massimo qualche micro pressione con i polpastrelli, niente rulli.

Quando cambiare rotta: segnali dall’impasto

Se l’impasto si lacera in stesura, due cause tipiche: farina con W basso per l’idratazione scelta o maturazione troppo lunga. Correggi riducendo l’acqua del 2–3% o aumentando del 10–15% la quota di farina forte nella miscela.

Se invece la pizza risulta gommosetta a freddo, probabilmente hai spinto su Manitoba o hai cotto poco. Prova a ridurre la quota di farina forte e allunga di 2 minuti la permanenza sul ripiano basso.

Errori comuni da evitare

  • Mescolare insieme sale e lievito sciolto: il sale inibisce e rallenta. Inseriscilo dopo che l’impasto ha già preso corpo.
  • Acqua tutta all’inizio con farina debole: l’impasto si siede. Procedi a step, fermandoti quando vedi elasticità.
  • Frigo caldo o strapieno: maturazione irregolare. Tieni i 4 °C reali, non di targa.
  • Stesura aggressiva con farina sul banco: il fondo brucia e indurisce. Meglio olio in teglia e mani umide.
  • Condimenti troppo umidi senza pre-cottura del disco: addio alveoli. Scola la mozzarella, strizza il pomodoro o fai un passaggio intermedio in forno.
  • Taglio a caldo con coltelli seghettati: schiacci la mollica. Aspetta 2–3 minuti e usa una lama liscia.

La mia traccia operativa per stasera

Per una teglia da 30×40 cm, faccio così: 600 g di miscela 70% “0” W 290 e 30% “tipo 1”, 450–465 g acqua, 13 g sale, 12 g olio, 1,5 g lievito fresco. Autolisi 25 minuti, pieghe leggere, 20 ore in frigo, 1 ora a temperatura ambiente, stesura delicata, pomodoro passato e sale, 8 minuti ripiano basso, poi mozzarella ben scolata e altri 7 minuti più in alto. Fondo asciutto, mollica che cede al morso, profumo di pane.

La cucina unisce quando è concreta: scegli la farina giusta, rispettane i tempi, e la teglia di casa diventa il centro di una tavolata che si allarga. È la linea che seguo da anni, e non mi ha mai tradita.

Rosa Valletti

Nata tra le colline del Piemonte, Rosa si è formata nelle cucine di famiglia, imparando segreti della pasta fresca. Ha ospitato decine di cene conviviali in casa sua, coinvolgendo vicini e amici nella preparazione di piatti regionali. Racconta la cucina come strumento di unione e memoria.